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La deportazione e la prigionia come negazione del viaggio

Scuola Secondaria di I Grado “Santa Lucia Filippini”, “Concorso Premio Giovanni Grillo” - Il 24 Febbraio 2018 presso i saloni della Rocca dei Papi di Montefiascone la Città ha festeggiato il 1° Premio ricevuto dalla scuola secondaria di I grado “Santa Lucia Filippini” alla presenza delle Autorità, del Vescovo, e della figlia del deportato Giovanni Grillo, dott.ssa Michela Grillo.

“Agli schiavi di Hitler, vittime della Grande storia, dimenticati dalla storia”, a coloro che sono stati “separati dal mondo, non assistiti dal diritto…hanno sopportato fame, freddo, violenze, lavoro coatto, sopraffazione fisica, morale e spirituale”, a coloro che, come Giovanni Grillo, internato militare nei lager tedeschi, “hanno fatto una scelta volontaria e responsabile per mantenere fede ai propri ideali, una scelta per la Patria”, a coloro che “non sono eroi ma semplici soldati che hanno fatto il loro dovere con dignità e forza di volontà”, a loro è rivolto il lavoro della mia classe III Secondaria di I Grado “Santa Lucia Filippini” di Montefiascone.

Per un docente di Lettere presentare il tema della memoria storica a scuola, soprattutto ai giovani, pone una serie di problemi didattici (ma offre anche una serie di opportunità) perché ci si accosta ad un evento che è stato definito e percepito come indicibile, impossibile da comprendere. Si tratta di una scommessa che assume un maggiore significato ora che l’età dei testimoni diretti sta velocemente volgendo al termine e lo storico, l’insegnante, dovrà confrontarsi con una sfida ancora diversa. Capita spesso che le celebrazioni del Giorno della Memoria si riducano alla visione di un film o all’intervento di un esperto calato dall’alto ad una platea non sempre adeguatamente preparata ad accoglierlo, oppure a qualche spettacolo teatrale o musicale “a tema”. Il rischio è quello di una ritualità vuota.

Con la partecipazione al Concorso Scolastico Nazionale “Giovanni Grillo” organizzato dall’omonima fondazione, patrocinato dal MIUR e dall’Aeronautica Militare e la scelta di realizzare un lavoro di gruppo multimediale sulla base di una coreografia/recitazione, abbiamo cercato di compiere un approccio di ampio respiro, consapevole, adeguato all’età dei ragazzi coinvolti, indirizzato ad un loro reale coinvolgimento razionale ma soprattutto emotivo, fondato su un difficile ma possibile equilibrio fra una seria e documentata ricerca storica e la necessità di un contatto diretto con il vissuto, i problemi, il mondo, l’orizzonte di attesa di un testimone, Giovanni Grillo, la cui vicenda travalica i meri confini personali ed assume un valore simbolico ed evocativo in grado di testimoniare un tragico capitolo della storia dell’umanità. Infatti uno dei rischi principali che si corre quando si presenta la memoria storica è che passi il messaggio che sia una cosa che non ci riguardi: le vittime sono state altre, i carnefici sono stati altri.  

Ormai tutto è lontano e superato (come suggerisce anche lo slogan perché non accada mai più). Ora viviamo nell’era del progresso e di Internet: come potrà accadere di nuovo un fenomeno simile? Sono convinta che un antidoto efficace in grado di accompagnare i ragazzi nell’acquisizione della memoria storica sia partire dalla storia locale, dalla microstoria in cui ciascuno di noi possa immedesimarsi.

Ecco dunque il motivo per cui abbiamo deciso di partecipare al concorso scolastico “Giovanni Grillo” scegliendo la modalità di un video multimediale registrato in luoghi capaci di offrire una rara e preziosa occasione di “collaborazione” della scuola con la realtà esterna.  In questo senso è stato stimolante per me creare percorsi significativi in cui la conoscenza della memoria storica sia avvenuta in un proficuo scambio fra dentro e fuori, tra conoscenze letterarie/storiche/artistiche/filmografiche impartite in aula e luoghi in campagna scelti “ad hoc” per girare le scene di cui i miei ragazzi sono protagonisti.

Con commozione e con orgoglio li ho visti immedesimarsi nel ruolo dei contadini intenti ai lavori agricoli nella prima scena; in essa si vuole evidenziare la semplicità e la genuinità della vita in campagna di Giovanni Grillo prima di essere strappato alla sua terra, Melissa in Calabria e ai suoi affetti familiari, chiamato alle armi e spedito a soli 23 anni nella guerra per la conquista dell’Albania, catturato a Durazzo dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e deportato in un campo di concentramento tedesco. La mattina in cui è stato girato il video a Lubriano in provincia di Viterbo, la campagna pullulava di vita quando i miei ragazzi si sono calati nella loro parte; hanno zappato la terra come si faceva un tempo, hanno portato il fieno per gli animali, le ragazze hanno lavato e steso i panni con la “fescina” di una volta (di cui non erano nemmeno a conoscenza), hanno potato le viti, hanno mangiato un “piatto povero” come pane fatto in casa e frittata che negli ultimi tempi compare raramente nelle nostre tavole.

Nella stessa scena tuttavia compare un personaggio a turbare l’equilibrio dei melissesi e di Giovanni Grillo, un postino che consegna la posta alla fidanzata Vittoria Murgi e che, con il richiamo alle armi, avrebbe spezzato la vita e i sogni dei due giovani. Comincia per il nostro protagonista (e chissà per quanti altri ragazzi come lui!) l’orrore e la follia della guerra, della prigionia e della deportazione, che i ragazzi hanno interpretato attraverso la recitazione e la coreografia della seconda e terza scena, incentrate sul tema fondamentale del viaggio forzato come negazione dei diritti umani.

Responsabile del progetto

Prof.ssa Emanuela Proietti